Il dolore: diari della guerra

da Marguerite Duras e Peter Weiss

di Tano Pirrone

Da un teatro di guerra ad un altro, l’incantevole potenza rappresentativa di Elena Arvigo, quest’anno ci ha legati stretti al tema: da Andromaca, privata senza senso e pietà del figlioletto Astianatte nelle Troiane in scena al Teatro Greco di Siracusa, ai testi di Duras e Weiss, usati in perfetta sintesi per indagare spazi possibili di comprensione del razionale piano di sterminio condotto a termine con l’eliminazione di milioni di uomini, donne e bambini, in scena all’Argot Studio di Roma.

Le Troiane

Vittime, ricordano Duras e Weiss, furono anche coloro che tornarono, lacerati per sempre nel corpo e nell’anima, e coloro che li persero, li attesero, li ritrovarono, per perderli, come nella nostra storia, ancora una volta, perché tutto era cambiato e tutti si erano trasformati, tanto chi era tornato e chi, nell’attesa si era logorato.
Il diario, probabilmente autobiografico, di Marguerite Duras, racconta, attraverso la struggente interpretazione di Elena Arvigo, l’attesa del marito Roberto Antelme, deportato a Dachau, e il suo ritorno.

Elena Arvigo ne Il dolore: diari di guerra

I due, straniati e straziati, concluderanno il loro rapporto dopo poco con la separazione e il divorzio. Roberto scriverà “La specie umana”, testimonianza altissima della letteratura sui campi di sterminio, piena di lucida pietà e di grande dignità letteraria. Il testo mette in luce un aspetto fondamentale emerso dall’immane tragedia: i meccanismi su cui è basato il nazi – fascismo, che “non fu ideologia folle ma un regime razionale”.
La messa in scena e la immedesimazione di Elena Arvigo descrivono gli stati d’animo della donna in attesa e definiscono con coraggio e profondità la guerra delle donne, che inermi attendono, attanagliate da un dolore individuale che diventa rappresentazione dell’universale.
L’Argot Studio conferma con questo spettacolo la sua storia fatta di ricerca, scoperte, emozioni e scelte, di nuove e schierate sensibilità.

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Il dolore: diari della guerra

Da: Marguerite Duras e Peter Weiss
Interpretato e diretto da: Elena Arvigo
Regista collaboratrice: Virginia Franchi – Assistente alla regia: Tullia Attinà
Disegno luci: Paolo Meglio – Foto: Manuela Giusto
Produzione: SantaRita Teatro & Teatro OUT OFF
Dal 30 ottobre al 3 novembre 2019.
Teatro Argot Studio – Via Natale Del Grande, 27 – 00153 Roma (Trastevere).
http://www.teatroargotstudio.cominfo@teatroargotstudio.com – 065898111

La Bisbetica Domata al Globe Theatre

Continuano, anche se con un intervallo temporale di circa un mese, gli interessanti articoli di Teatro: la stagione del Globe Theatre si è ormai conclusa, ma non la nostra curiosità sui diversi titoli del cartellone.

di Tano Pirrone

Il titolo originale dell’opera (The Taming of the Shrew, letteralmente L’addomesticamento della bisbetica) rende con maggiore fedeltà la complessità del plot, l’affollamento di personaggi e di loro doppi, l’intreccio di temi di per sé complessi, di storie innervate in altre storie, che solo l’abilità straordinaria e il miracoloso senso di sdoppiamento di cui il Bardo era capace (stare sul palcoscenico a far andare la storia e in platea a coglierne la congruenza e l’effetto sul variopinto pubblico) riuscivano a ricondurre ad unità.


Già dall’inizio, quasi in antefatto, l’autore mischia le carte, stendendo sul tavolo un classico esempio di teatro nel teatro; poi, sulla falsariga, apre a dialettiche contrapposizioni, che costituiranno il tessuto con cui vestirà l’opera: uomini e donne, ricchi e poveri, campagna e città, matrimonio si matrimonio no, travestimento e illusione, amore e soldi. Tutta materia complessa che serve all’autore per mostrare e analizzare abilmente la psicologia femminile del suo tempo, opponendosi alle fredde convenzioni sociali dei matrimoni combinati per interesse o prestigio dello status sociale.

Come controparte è ben leggibile l’immagine di un domatore istituzionale, un maschio superiore per definizione. Da qui la decisione di collocare il racconto di Shakespeare prima dell’inizio dell’ultima guerra, che cambierà definitivamente i rapporti di equilibrio nella coppia, ma più complessivamente fra i sessi. Dagli Stati Uniti e dal resto dell’Europa arrivano germi di mutamento che hanno già modificato il costume nelle classi più agiate e in quelle zone a margine in cui l’eccentricità è un attributo strutturale. Sono infatti “diverse” le dive del cinema (attrici ma anche produttrici e registe) e le donne comuni che lavorano come operaie, dattilografe, segretarie, e che guardano con simpatia alle ragazze dello spettacolo dal vivo, che di quelle dello schermo cercano di seguire l’esempio: le divette, le cantanti, le soubrette dalla vita indipendente. È quindi alla fine degli Anni Trenta che collochiamo il racconto della Bisbetica: è ancora possibile in quell’epoca l’idea di una doma della femmina, ma la donna ha degli strumenti per opporsi e la battaglia dei sessi vive un momento cruciale, particolarmente appassionante.

La cantante-Caterina rimane sola, davanti all’uomo che fino a qualche istante prima è stato Petruccio, con una decisione da prendere, sospesa tra libertà e legame, solitudine e coppia, finzione e realtà. Approfondire e allargare il respiro del racconto in questa direzione, già disegnata da Shakespeare, suggerisce diverse implicazioni. Oltre che esilarante rappresentazione di una guerra dei sessi all’insegna di vecchi e nuovi modelli di genere, il testo si presenta come occasione di riflessione sul carattere dell’esperienza teatrale come specchio amplificante della vita, luogo di esplorazione dei suoi interrogativi nascosti, e si rivela metafora del rapporto fra l’artista e il potere, della reciproca fascinazione e della difficoltà di mantenere viva e libera la propria voce, la discussione, il pensiero.

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La bisbetica domata

Autore: William Shakespeare. Traduzione, adattamento e regia: Loredana Scaramella. Aiuto regia: Francesca Visicaro. Produzione: Politeama Srl.

Protagonista: Carlotta Proietti. Attrici e attori in scena: Gabrio Gentilini, Paolo Giangrasso, Lorenzo Grilli, Roberto Mantovani, Ivan Oliviero, Loredana Piedimonte, Sara Putignano, Carlo Ragone, Mauro Santopietro, Antonio Sapio, Federico Tolardo, Donato Altomare, Gianni Ferreri.

Maestro movimenti di scena: Alberto Bellandi. Musiche: Quartetto WILLIAM KEMP (Adriano Dragotta, Daniele Ercoli, Franco Tinto, Lorenzo Perracino. Costumi: Susanna Proietti. Direzione tecnica: Stefano Cianfichi. Disegno luci: Umile Vainieri. Disegno audio: Franco Patimo. Consulenza coreografica: Laura Ruocco. Scenografa: Fabiana Di Marco. Allestimento a cura di: Susanna Proietti. Ufficio stampa: Cinzia D’Angelo.

Il 15 luglio, il 12 e il 19 agosto 2019, ore 21,00 al “Silvano Toti Globe Theatre” – Largo Aqua Felix (Piazza di Siena), Villa Borghese, 00197 Roma.

Tanto rumore per nulla al Globe Theatre

di Tano Pirrone

Uscendo dal Globe, ieri notte, dopo più di tre ore di spettacolo, con un caldo afoso, che la memoria dei rigidi sedili penitenziali rendeva ancor più opprimente, mentre un fiume di gente usciva dal teatro (pieno in ogni ordine di posti), sciamando in tutte le direzioni, mi sono sentito in dovere di mandare un breve messaggio al mio Capo. Nel messaggio scrivevo: <<Grande successo di pubblico, stasera, e scelte felicissime della regista, che con opportuni adattamenti ha saputo catturare il grande pubblico, composto per lo più da famiglie e da moltissimi giovani>>. L’emoticon del consenso (il pollicione dritto) arrivò in risposta dopo pochi secondi.

Quando uno spettacolo ha successo e lascia così contenti tutti gli spettatori è sempre un piacere, per chi come noi ama il teatro e s’intristisce quando questo s’avviluppa attorno a se stesso, allontanandosi a velocità supersonica dall’essenza stessa di cui il teatro è fatto.
Ma che ha fatto Loredana Scaramella per ottenere il giusto equilibrio fra testo originale e format di successo? Coadiuvata da Mauro Santopietro, con cui, della traduzione e dell’adattamento, ha condiviso l’onere (e, a posteriori, pienamente riconosciuto, anche l’onore), prima di tutto ha spostato l’ambientazione dalla Sicilia (Messina), che Shakespeare individuava come dionisiaca location in cui bollori e frenesie erano i naturali umori di una classicità ancora vitale e come tale sentita e vissuta, al Salento, vitalissimo meridione d’Italia che da alcuni decenni ha saputo imboccare un’originale via di sviluppo basata sull’ospitalità e la qualità dell’offerta, anche di cultura tenuta viva da bravi e tenaci artisti locali.

Questa scelta non rimane formale, ma conferisce al plot una moderna originalità che cattura – fin troppo facilmente – il pubblico, stabilendosi come interfaccia e rendendo più facile e chiara l’assimilazione e la comprensione del tema originale della commedia. Risultato di ciò sono stati una coralità recitativa che ha praticamente annullato le inevitabili differenze qualitative nelle prestazioni degli attori. Il pubblico, ha reagito conseguenzialmente con appassionata partecipazione.
Prima che lo spettacolo iniziasse Loredana Scaramella è salita sul palco e dopo poche parole di presentazione ha portato i saluti di Gigi Proietti, Direttore Artistico del Silvano Toti Globe Theatre. Much Ado About Nothing, scritta fra l’estate del 1598 e la primavera del 1599 trae origine, come molte opere del Bardo, dalla tradizione letteraria italiana; nella fattispecie, è una novella di Mattia Bandello, a fornirgli ispirazione e materiale. La locuzione “molto rumore per nulla” è entrata nel gergo comune, tanto in lingua inglese che non, proprio per indicare un’esagerazione o un’assurdità riferita ad un fatto del tutto trascurabile o inconsistente.
La commedia ha dato vita nel tempo a numerose ispirazioni o trasposizioni cinematografiche; fra le prime è impossibile, in questi giorni, non ricordare Troppu scrusciu ppi nenti di Andrea Camilleri, prodotto dal Teatro Stabile di Catania per la regia di Giuseppe Dipasquale, andato in scena al Globe il 2 luglio del 2017; fra le seconde memorabile l’omonimo film del 1993 diretto, prodotto e interpretato da Kenneth Branagh, affiancato da Emma Thompson, Michael Keaton, Denzel Washington, Keanu Reeves, Robert Sean Leonard, Imelda Staunton, Richard Briers e una giovanissima Kate Beckinsale.

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Tanto rumor per nulla (Much Ado About Nothing)

Autore: William Shakespeare. Traduzione e adattamento: Loredana Scaramella e Mauro Santopietro. Regia: Loredana Scaramella. Aiuto regia: Francesca Visicaro. Produzione: Politeama Srl.

CAST ARTISTICO. Margherita: Lara Balbo – Frate Francesco/Sorba: Cristiano Caccamo – Claudio: Fausto Cabra – Ero: Mimosa Campironi – Don Pedro: Federigo Ceci – Seconda guardia: Jacopo Crovella – Borracio: Alessandro Federico – Antonio/giudice: Roberto ;Mantovani – Leonato: Maurizio Marchetti – Don Juan: Matteo Milani – Beatrice: Barbara Moselli – Corrado: Ivan Olivieri – Orsola: Loredana Piedimonte – Corniolo/Baldassarre: Carlo Ragone – Benedetto: Mauro Santopietro – Prima guardia: Federico Tolardo – Trio William Kemp: Luca Mereu, Mandolino; Michele Di Paolo, Percussioni; Antonio Pappadà, chitarra.

CAST TECNICO. Maestro movimenti di scena: Alberto Bellandi – Musiche: Stefano Fresi – Costumi: Susanna Proietti – Direzione tecnica: Stefano Cianfichi – Disegno luci: Umile Vainieri – Disegno audio: Franco Patimo. Ufficio stampa: Cinzia D’Angelo.

Dal 7 al 15 agosto 2019 (escluso i lunedì), ore 21,15 al “Silvano Toti Globe Theatre” – Largo Aqua Felix (Piazza di Siena), Villa Borghese, 00197 Roma.

Riccardo III al Globe Theatre

di Tano Pirrone

Perfida Albione! C’è da esclamare a leggere la trama di quest’opera del Bardo, dramma storico in cui la ricostruzione dei fatti, dei personaggi è piegata da Shakespeare alla tesi da lui assunta: la lotta per il potere di Riccardo, Duca di Buckingham, che diventerà re col nome di Riccardo III, mostro sanguinario cui, se ciò non bastasse, Shakespeare appioppa un gobbone repellente. Marco Carniti, regista di comprovata capacità interpretativa, non ancora contento, lo fa sciancato, e con un braccio “offeso”. In verità Riccardo non aveva gobbe né protesi né “offese” se non il fatto di essere mortalmente avido di potere, come tutti quelli – parenti, affini, collaterali – che vivevano in quel tempo in quell’isola. Era “normale”

e qui sarebbe facile fare un richiamo ad Hanna Arendt perché venga a ricordarci che certe azioni (nel suo caso le deportazioni nei campi di sterminio nazisti) erano “mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”. All’ingresso, al momento di ritirare l’accredito, un distinto signore settantino fa volantinaggio: fogli A4 con una vibrante difesa di Riccardo di Buckingham, che a suo dire fu ucciso, tradito, diffamato. La storia, anzi la Storia, è bella perché è avariata, sì, bacata, inverminata, purulenta, infetta, insanabile. Ma c’è sempre qualcuno, che per qualche motivo ha un verme in più, infezioni insanabili, contagiose: Riccardo III, ultimo re dei Plantageneti, che pur apre l’opera con un monologo che ospita una delle più belle frasi della letteratura di tutti i tempi: “Ora l’inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York…” e sul declinare (Atto quinto, Scena quinta) ha una delle invocazioni che tutti (tutti?) conoscono: “Un cavallo un cavallo! il mio regno per un cavallo!”.

Si è capito che l’operazione di appesantimento di Riccardo, realizzata dal bravo Carniti non ci è piaciuta più di tanto (il plantageneta terminale era troppo simile al Barone Harkonnen di Dune, che nel film di David Lynch, schiaccia rane in una pipetta e ne sugge il succo), ma devo riconoscere che il profilo ideato da Carniti, e reso con altissima e maniacale immedesimazione da Maurizio Donadoni, è funzionale all’assunto e determina una sequenza “virtuosa” che coinvolge tutto il cast. Dobbiamo sottolineare che l’interpretazione delle donne, così, in blocco, è straordinaria; preferiamo dare un voto collettivo – altissimo – più che individuale, perché era palpabile che esse si muovevano, recitavamo, davano vita alle loro storie ed alla storia complessiva del Duca di York che si fece re, irrorando il proprio cammino col sangue, come “donne”, anche se nemiche, antagoniste. Palpabile la solidarietà di genere contro la misoginia dell’omicida seriale. L’atmosfera dark che pervade tutto lo spettacolo offre appigli ai cinefili: le sagome che nella scena in cui Riccardo si fa pio e devoto per ingraziarsi le autorità religiose e civili sembrano l’ombra di Batman nelle trasposizioni cult cinematografiche dell’uomo pipistrello.
Maurizio Donadoni, perfettamente calato nell’atmosfera di cupio dissolvi è magnifico e fa il paio con Gianluigi Fogacci, l’altro Duca di Buckingham, cugino del protagonista vampirone.
Un saluto a Carmelo Bene, superlativo e inarrivabile Riccardo III.

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Riccardo III (The Life and Death of King Richard III)

Autore: William Shakespeare. Traduzione e adattamento: Marco Carniti. Regia: Marco Carniti. Aiuto regia: Maria Stella Taccone. Produzione: Politeama Srl.

CAST ARTISTICO. Riccardo: Maurizio Donadoni – Regina Elisabetta: Antonella Civale – Lady Anna: Federica Bern – Duchessa di York: Paila Pavese – Lord Hastings: Patrizio Cigliano – Fre Edoardo IV: Nicola D’Eramo – Giorgio, Duca di Clarence: Tommaso Cardarelli –Lord Rivers: Raffaele Latagliata – Margherita: Zemka Zahirovic – Edoardo: Sebastian Gimelli Morosini – Riccardo: Dario Guidi – Thomas Stanley: Matteo Milani – Sir Ratcliff: Diego Facciotti – Sir Calesby: Mauro Santopietro – Sir Brakenbury: Roberto Fazioli – Sir Richmond: Tommaso Ramenghi – Sir Tyrrel: Tommaso Ramenghi – Primo sicario: Mauro Santopietro – Secondo sicario: Matteo Milani – Cardinale: Diego Facciotti – Vescovo Ely: Tommaso Ramenghi – Scrivano: Tommaso Cardarelli – Sindaco: Nicola D’Eramo – Guardia e cittadino: Alessio Sardelli – Elisabetta: Zemka Zahirovic – Soldati e cittadini: Tommaso Cardarelli, Patrizio Cigliano, Diego Facciotti, Roberto Fazioli, Gianluigi Fogacci, Sebastian Gimelli Morosini, Dario Guidi, Raffaele Latagliata, Matteo Milani, Tommaso Ramenghi, Mauro Santopietro, Alessio Sardelli.

CAST TECNICO. Musiche: David Barittoni – Costumi: Maria Filippi – Direzione tecnica: Stefano Cianfichi – Disegno luci: Umile Vainieri – Disegno audio: Franco Patimo – Assistente alla regia: Francesco Lonano – Scene: Fabiana Di Marco – Assistente costumista: Donatella Boschetti – Maestro d’armi: Renzo Musumeci Greco – Vocal Coach: Francesca della Monica.

Ufficio stampa: Cinzia D’Angelo.

Dal 30 agosto al 15 settembre 2019 (escluso i lunedì), ore 20,45 (domenica ore 18,00) al “Silvano Toti Globe Theatre” – Largo Aqua Felix (Piazza di Siena), Villa Borghese, 00197 Roma.