proposto da Sandro Russo
http://www.ponzaracconta.it/2019/12/26/vi-presento-wall-e/

Per qualche suggestione interna (neanche troppo difficile da immaginare) del “Canto di Natale” di Capossela pubblicato ieri, mi sono ricordato di WALL-E, una delle migliori pellicole prodotte dalla Walt Disney-Pixar (*). Diretto da Andrew Stanton, WALL-E ha vinto il premio Oscar come miglior film d’animazione nel 2009.
Il film – fantascientifico d’animazione, senza personaggi antropomorfi (almeno non tra i principali), con un titolo che non significa granché – secondo me rappresenta una vetta della sintesi tra sceneggiatura e immagini – una scommessa vinta – proponendo in una maniera del tutto originale, ancorché inconsueta, temi importanti quali il futuro del pianeta Terra, lo smaltimento dei rifiuti, la solidarietà tra gli esseri umani, il corretto stile di vita e la lotta alla sedentarietà; inoltre adombra la possibilità dello sviluppo di intelligenza autonoma e di emozioni in robot creati per altri scopi.
Wikipedia dedica un’estesa trattazione del film (trama, riconoscimenti e curiosità); provo a farne una sintesi per gli aspetti che più mi hanno interessato.
Anno 2105. Il livello di inquinamento del pianeta Terra è altissimo, la superficie terrestre è ormai completamente ricoperta di immondizia. Una grande azienda commerciale che ha preso in mano il governo del mondo, ha costruito una flotta di navi spaziali, la cui ammiraglia è la Axiom, sulla quale parte dell’umanità si è imbarcata per una crociera di cinque anni allo scopo di sopravvivere, mentre sulla Terra ha realizzato e messo in opera un esercito di robot chiamati WALL-E (“Waste Allocation Load Lifter Earth-Class” – “Sollevatore di Carichi per l’Allocazione dei Rifiuti – serie Terrestre”) incaricati di fare pulizia, compattando i rifiuti in cubi.
Ma qualcosa non va come dovrebbe, i robot pian piano si disattivano tutti e nel 2110 la missione di rientro non può avere luogo, visto che il pianeta non è stato ripulito. Uno dei robot però è rimasto ancora in funzione. È lui il protagonista del film.

Anno 2805. Sono ormai 700 anni che WALL-E, l’ultimo della serie di robot originariamente presenti sulla Terra, continua imperterrito la sua opera di spazzino del pianeta, giorno dopo giorno, compattando e stoccando l’immondizia in cubi che poi impila uno sull’altro fino a formare centinaia di enormi grattacieli di rifiuti. La sera, finito il suo lavoro, torna alla sua “casa”, dove custodisce gli oggetti da lui ritenuti interessanti trovati nel corso delle sue operazioni di pulizia. Uno di questi oggetti è una vecchia videocassetta del film Hello, Dolly! (film di Gene Kelly del 1969, basato sull’omonimo musical di Broadway). WALL-E è affascinato da questo film che gli fa sognare di poter trovare un giorno una compagna, tenerla per mano, ballare con lei e non essere più solo.
È così che durante questi sette secoli WALL-E, da freddo automa meccanico senz’anima qual era, ha sviluppato una personalità (quasi) umana.

A rompere questa secolare routine, un giorno scende dal cielo un razzo che deposita sul pianeta un robot molto particolare, e WALL-E spera che ciò possa spezzare la sua infinita solitudine. Il robot sembra essere di genere femminile, ha una forma ad uovo ed è di un livello tecnologico molto superiore: può volare e registrare immagini.
Una volta incontrati, il robot proveniente dallo spazio si presenta col nome di EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator – “Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre”).
Trailer da YouTube:
WALL-E non sa cosa EVE sia venuta a fare sul suo pianeta e, in una comunicazione rudimentale, si chiedono a vicenda della propria funzione: WALL-E le mostra che il suo compito è compattare i rifiuti, EVE invece gli dice che la sua missione è riservata.
La brevissima sequenza del ritrovamento di una piantina viva:
Quando WALL-E le mostra una piantina che aveva trovato fra le macerie, individuando che si tratta di un segnale di vita su un pianeta apparentemente morto, EVE la prende, la chiude dentro di lei e si disattiva: la sua missione infatti era trovare una forma di vita sulla Terra, pianeta ritenuto ormai privo di vita.
WALL-E, che ormai si è affezionato tantissimo a EVE – possiamo dire è perdutamente “innamorato”? -, resta quindi alle prese con una robot inanimata, ma nonostante ciò continua a prendersi cura di lei sperando in un suo risveglio. Tempo dopo il razzo torna a prenderla, ma WALL-E non vuole lasciarla andare (…).
La trama è complessa: c’è tutta una seconda parte sull’astronave degli umani (obesi e praticamente immobili) che viaggia nello spazio; varie avventure; poi WALL-E e EVE (come Adamo ed Eva) tornano sulla terra desolata, ma il robottino cingolato, per le tante peripezie cui è andato incontro, ha perso la memoria…
Ancora da YouTube, il sottofinale:
Non so se sono riuscito a dare un’idea del film e del perché mi abbia così interessato.
Ho trovato geniale la capacità degli autori – regista, sceneggiatori, animatori – di rendere l’essenza dell’umanità, i sentimenti, da immagini di mezzi meccanici, per definizione privi d’espressione… Di mostrare la capacità di WALL-E di provare emozioni mentre raccoglie, compatta e sperimenta, come spinto da un’umana curiosità, gli svariati oggetti che trova in giro. Tra essi, appunto, la videocassetta di Hello, Dolly!, grazie alla quale WALL-E scopre l’amore e acquista coscienza della sua solitudine. È con queste premesse che i realizzatori del film avevano intenzione di emozionare gli spettatori, costruendo una storia d’amore fra due robot.
…E poi una miriade di citazioni (da Blade runner a E.T. L’extraterrestre, a 2002: la seconda Odissea; perfino da Pinocchio) (Cfr. una lista completa in Wikipedia).

Insomma, il luogo comune per cui un film d’animazione sia un sottogenere è di gran lunga venuto meno; oltre alla sperimentazione grafica e all’aspetto visivo, anche i contenuti sono divenuti “alti” [faccio solo alcuni esempi tra una moltitudine di opere importanti; basti pensare a Valzer con Bashir (Ari Folman 2008), a La sposa cadavere (Tim Burton, 2005), le opere di Jan Švankmajer (1934 – vivente) e di Hayao Miyazaki (1940 – vivente); il recentissimo La famosa invasione degli orsi in Sicilia; Lorenzo Mattotti, 2019).
Spero di aver dato un’idea.

WALL-E saluta e augura Buone Feste e Buon Anno
(*) La Pixar – la cui fusione con la Disney ha dato nuova linfa alla storica casa e l’ha salvata dal declino – si prefigge, con ogni suo nuovo film, di superare i limiti nel campo della tecnica e dell’animazione. WALL-E in questo senso è innovativo in più di un campo (un altro esempio: a chi non l’ha visto consiglio Inside–out – Oscar come miglior film d’animazione 2016 (regia di Pete Docter) e Coco del 2017 diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina).

























Carlo Verdone, ospite della prima puntata di Maledetti Amici Miei, di Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio Rubini e Giovanni Veronesi, in onda su Rai2 ha assistito, tra il divertito e il preoccupato, all’accorato sfogo di Alessandro Haber, unico tra i presenti a non aver mai lavorato col regista romano: “Hai lavorato con Papaleo, Rubini, Veronesi, Tortora, grandi attori, piccoli attori, cani, porci con me niente.. un caz..sei una merd….”. Verdone che, ridendo, ha infine replicato “Ma tu sei attore di teatro…hai l’impostazione teatrale”.


Ti piace il cinema e vuoi scoprire i suoi segreti? Ti proponiamo un corso attraverso la storia e il linguaggio della settima arte, per scoprire insieme i segreti dei grandi registi e dei film di cui siamo innamorati. Perché la forza di un film non è soltanto la storia che racconta, ma sta nelle immagini con cui questa prende corpo sullo schermo. Analizzeremo e confronteremo il modo in cui grandi registi di ieri e di oggi, come Pedro Almodovar, Quentin Tarantino o Stanley Kubrick, girano un bacio, una sparatoria, un inseguimento e scopriremo che lo stile, quando parliamo di cinema, diventa sostanza e fa la differenza. Il corso si rivolge soprattutto al giovane pubblico del cinema e, in particolare, agli studenti liceali ed intende proporsi come una introduzione al cinema e al linguaggio audiovisivo.
in collaborazione con il Far East Film Festival 21 (Udine, 26 aprile – 4 maggio 2019), tra i più prestigiosi festival di cinema asiatico nel mondo, l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma presenta una selezione di cinque film giapponesi in concorso e fuori concorso nel capoluogo friulano, tutti di recentissima uscita in Giappone, tra cui titoli che al Festival figurano come prime visioni italiane, europee e mondiali.
Due volte l’anno, in prima vera e in autunno , ai tempi di ‘Visioni’ , si andava in “trasferta di cinema” in campagna, al casale di Sandro – zona Castelli Romani località Lanuvio – per i Lanuvio Days. Dopo una pausa, riprendiamo la consuetudine . Al ridente risveglio della natura o ai crepuscolari toni ottobrini, trasferiamo le nostre carabattole, computer, videoproiettore e dvd nel capiente salone del Casale, nella disposizione d’animo adatta alla delibazione di raffinatezze cinefile e gastronomiche. Si tratta di una ‘full day immersion” preferibilmente tematica, con proiezioni in tarda mattinata, pomeridiana e serale. Gli intervalli sono densi di chiacchiere, libagioni e puntate all’esterno, tra i campi, per gli amanti della natura…



Il 23-24 marzo 2019 si terrà un Workshop sul Documentario presso la Scuola di Cinema Sentieri Selvaggi.
Il 15 marzo avrà inizio il Corso di cinema: Visioni urbane: Roma, presso la Libreria Tra le Righe di Viale Gorizia, 29 Roma. Il corso è tenuto da Gianni Sarro. Per info rivolgersi a Gabriele Caramanica tel.06/87602445


. Il regista è al suo quarto film, il più noto è The Kindergarten Teacher del 2014, che parla di un bambino di 5 anni che possiede un talento speciale per la poesia.
