Spin-ops. Da Alfredo…

di Tano Pirrone

Da Piazza della Consolazione salendo per le scale c’è via dei Fienili, e lì, all’angolo, c’era – forse c’è ancora, ma sarà certamente un’altra cosa – c’era la trattoria del “Re della mezza porzione”, in cui si svolgono scene ormai storiche del film di Ettore Scola “C’eravamo tanto amati” (1974).

C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola, 1974

In un’intervista Scola conferma che quel locale si trovava davvero lì, e che anzi c’era già all’epoca delle riprese de “La valigia dei sogni” di Luigi Comencini (1953), di cui, col vostro permesso, parleremo nei prossimi giorni. Ora entriamo nel locale, che nel film “necessario” di Luigi Comencini diventava la scena principale per tutta la durata della pellicola. Altre cronache – è Ettore Scola che racconta – riportano che quel locale che si affaccia su piazza della Consolazione negli anni Quaranta era noto come ‘Alfredo il Bottigliere’ ed era frequentato dal mondo del cinema italiano. Negli anni Settanta poi tornò ad avere ancora grande successo quando era diventato una caratteristica trattoria romana e serviva una mezza porzione… ‘abbondante me raccomando’, come recitava nella sua battuta Vittorio Gassman.
Ho ripreso il ricordo della trattoria e del film, che è un punto fermo nella classifica dei film più amati dalla mia generazione, decina d’anni in più decina d’anni in meno, perché nel suo gradevolissimo giallo appena uscito in libreria, Walter Veltroni a tre quarti del racconto lo cita e va avanti per diverse pagine. Non potrebbe essere altrimenti, visto il grande amore e la profonda conoscenza che ha Veltroni del cinema. Anche per lui quel locale e i dialoghi che Scola mette in bocca ai suoi personaggi sono sintesi brillante della storia dell’Italia del dopoguerra e dei primordi del ‘Boom’:
<<La nostra generazione ha fatto veramente schifo.>>
<<E tutto questo perché? Per un futuro diverso.>>
<<Il futuro è passato. E non ce ne siamo nemmeno accorti.>>
<<Buttare via la propria vita significa farne il migliore degli usi. Vivere come ci pare e ci piace costa poco perché lo si paga con una cosa che non esiste: la felicità.>>
Nella scena in cui i tre si rincontrano e cenano nella fatidica trattoria, Gianni (Vittorio Gasmann) sta per dir loro la verità su chi lui è diventato, ma viene subito stoppato da Antonio (Nino Manfredi), che non vuole rovinare la rimpatriata con brutte notizie e che con slancio interpella il trattore: <<A re della mezza, per secondo…>> e Arturo, il re della mezza, pronto: <<…tre picchiapò!>>.

Il re della mezza porzione

Tutta questa strada v’ho fatto fare per arrivare proprio al picchiapò, nome d’incerta etimologia, di sicuro gusto e di estrema funzionalità. Le ricette riportate sui vari blog specializzati differiscono e in mancanza di una fonte certa, scritta e autorevole, mi sono affidato alla versione di un blog specializzato in cucina romana. Non so voi, ma oggi prepariamo la pietanza e accompagnandola con un bicchiere di bianco dei castelli – mentre fuori piove – c’intratterremo con Ettore Scola, Gassman, Manfredi e Satta Flores, nella necessaria usuale convivialità. Vivere, così, come ci pare e piace!
Ora qualche cenno storico e la ricetta.
Il brodo di carne, si sa, è buono e saporito, e una volta, quando di soldi ce n’erano pochi, veniva preparato esclusivamente nelle occasioni di festa… Cosa si faceva poi della carne da brodo o, detto alla romana, dell’allesso?
Qui si seguiva il vecchio e consolidato rituale del recupero: la carne lessa veniva fatta letteralmente rinascere preparando il cosiddetto Picchiapò, che divenne naturalmente anche un grande classico delle osterie romane: la carne veniva tagliata a pezzi, oppure sfibrata e messa in padella con cipolle e pomodori in modo da renderla tenera e saporita.
Ma perché il nome Picchiapò? Probabilmente deriva dal fatto che la carne veniva “picchiata” sul tagliere per renderla più morbida, ma esiste anche una maschera romanesca, dalla faccia sfatta a causa del bere, chiamata “Bicchiapò”. Da non dimenticare nemmeno il fatto che “Picchiabò” era il nome del protagonista di un sonetto del Belli, e di quello di una favola di Trilussa.

Picchiapò alla romana

Ingredienti per 4 Persone

500 gr di bollito di manzo, 500 gr di pomodori pelati, ½ bicchiere (abbondante…) di vino bianco secco, 1 cipolla e poi: olio d’oliva comediocomanda, peperoncino, sale e pepe quanto basta e piace.

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