Quarto Potere di Orson Welles, 1940
di Letizia Piredda
In una sua recensione del film, Jorge Luis Borges parlò di “giallo metafisico” che scava intorno agli aspetti più nascosti della personalità di un uomo, attraverso le testimonianze delle persone che lo conobbero.
Il film si snoda attraverso i racconti di cinque personaggi, che proiettano ognuno un’immagine diversa sul protagonista, a cui si aggiunge un’immagine pubblica che viene fornita mediante un cinegiornale.
Questa struttura narrativa a incastro introduce una novità senza precedenti e senza precedenti è il fatto che il protagonista compare solo pochi secondi all’inizio del film, mentre sta morendo.
Alcuni hanno pensato che Welles abbia utilizzato la vicenda dell’uomo-Kane come una metafora dell’America: il magnate che inizia la sua fortuna grazie all’oro di una miniera ma che frana sul piano personale (non riesce ad amare) perché risucchiato dagli interessi economici, sarebbe l’America e la sua “caduta” dalla condizione di “giovane nazione” a causa di un surplus di risorse accumulate(vedi crisi del ’29).
Altri vedono nella subitanea morte di Kane una morte simbolica del cinema classico, con Welles che con questo film pone le basi del cinema moderno: non c’è un protagonista presente, non c’è lieto fine, non c’è un significato palese, ma lo spettatore deve andare a cercarlo tra le pieghe degli indizi forniti dal regista, non c’è rigore logico (la frase pronunciata da Kane non potrebbe averla sentita nessuno, dato che lui è solo nella sua stanza).
Anche sul piano formale Welles fa numerose operazioni innovative e di rottura. Rielabora e migliora le tecniche di maestri del primo cinema, come Griffith (Nascita di una Nazione, 1915) e fonde in modo eccezionale elementi del teatro e del cinema.

L’uso espressionistico di luci e ombre rivela l’influenza esercitata su Welles dal cinema tedesco (Fritz Lang ) e russo.

L’elemento più innovativo del film è dato dall’uso sistematico della profondità di campo e dal piano sequenza. La profondità di campo, tecnica che mette a fuoco tutti gli elementi dell’inquadratura, era stata bandita da Hollywood perché distraente e perché eliminava la gerarchia tra primo piano e sfondo. Welles si rifa agli stili di Eric von Stroheim e John Ford ( ha visto per 40 volte “Ombre rosse” durante la lavorazione del film).

Contro le regole del cinema classico è stato l’uso di lenti e obiettivi per distorcere le immagini e dare particolari effetti espressivi.

Un’altra trasgressione è data dalla mancanza di linearità della struttura temporale, che , invece, procede con continui salti in avanti e indietro e addirittura con la ripetizione di alcuni episodi (es. il debutto di Susan) che viene raccontato da due diversi narratori: da Leland visto come il segno del trionfo di Kane, da Susan come dramma privato.

Di Rosebud parla anche Sandro Russo in un contesto diverso e cioè il sogno, nei suoi scritti sulla memoria, tra le “cose che vanno salvate dal fuoco”.
Per chi vuole approfondire la lettura, riportiamo qui di seguito il link dell’articolo: https://www.ponzaracconta.it/2014/04/14/la-memoria-cose-che-vogliamo-salvare-dal-fuoco-6-il-sogno/









Carlo Verdone, ospite della prima puntata di Maledetti Amici Miei, di Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio Rubini e Giovanni Veronesi, in onda su Rai2 ha assistito, tra il divertito e il preoccupato, all’accorato sfogo di Alessandro Haber, unico tra i presenti a non aver mai lavorato col regista romano: “Hai lavorato con Papaleo, Rubini, Veronesi, Tortora, grandi attori, piccoli attori, cani, porci con me niente.. un caz..sei una merd….”. Verdone che, ridendo, ha infine replicato “Ma tu sei attore di teatro…hai l’impostazione teatrale”.


Ti piace il cinema e vuoi scoprire i suoi segreti? Ti proponiamo un corso attraverso la storia e il linguaggio della settima arte, per scoprire insieme i segreti dei grandi registi e dei film di cui siamo innamorati. Perché la forza di un film non è soltanto la storia che racconta, ma sta nelle immagini con cui questa prende corpo sullo schermo. Analizzeremo e confronteremo il modo in cui grandi registi di ieri e di oggi, come Pedro Almodovar, Quentin Tarantino o Stanley Kubrick, girano un bacio, una sparatoria, un inseguimento e scopriremo che lo stile, quando parliamo di cinema, diventa sostanza e fa la differenza. Il corso si rivolge soprattutto al giovane pubblico del cinema e, in particolare, agli studenti liceali ed intende proporsi come una introduzione al cinema e al linguaggio audiovisivo.
in collaborazione con il Far East Film Festival 21 (Udine, 26 aprile – 4 maggio 2019), tra i più prestigiosi festival di cinema asiatico nel mondo, l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma presenta una selezione di cinque film giapponesi in concorso e fuori concorso nel capoluogo friulano, tutti di recentissima uscita in Giappone, tra cui titoli che al Festival figurano come prime visioni italiane, europee e mondiali.
Due volte l’anno, in prima vera e in autunno , ai tempi di ‘Visioni’ , si andava in “trasferta di cinema” in campagna, al casale di Sandro – zona Castelli Romani località Lanuvio – per i Lanuvio Days. Dopo una pausa, riprendiamo la consuetudine . Al ridente risveglio della natura o ai crepuscolari toni ottobrini, trasferiamo le nostre carabattole, computer, videoproiettore e dvd nel capiente salone del Casale, nella disposizione d’animo adatta alla delibazione di raffinatezze cinefile e gastronomiche. Si tratta di una ‘full day immersion” preferibilmente tematica, con proiezioni in tarda mattinata, pomeridiana e serale. Gli intervalli sono densi di chiacchiere, libagioni e puntate all’esterno, tra i campi, per gli amanti della natura…



Il 23-24 marzo 2019 si terrà un Workshop sul Documentario presso la Scuola di Cinema Sentieri Selvaggi.
Il 15 marzo avrà inizio il Corso di cinema: Visioni urbane: Roma, presso la Libreria Tra le Righe di Viale Gorizia, 29 Roma. Il corso è tenuto da Gianni Sarro. Per info rivolgersi a Gabriele Caramanica tel.06/87602445


. Il regista è al suo quarto film, il più noto è The Kindergarten Teacher del 2014, che parla di un bambino di 5 anni che possiede un talento speciale per la poesia.
