Pubblicare Serra…

Michele Serra ci perdonerà se utilizziamo, oggi, il suo fondino del 4 maggio per inserirlo, coi dovuti riferimenti, in Odeon. Lo facciamo perché siamo convinti in pieno che la posizione di Serra sia corretta e che questo fuorviante utilizzo del politicamente corretto si risolve spesso in persecuzioni che poco hanno a che fare con la giustizia.  Michele Serra ha sempre parole semplici per parlare di fatti complessi. È una dote rara, che gli invidiamo. Grazie Michele e buon lavoro.
Tano Pirrone
______________________________________________

La Repubblica, 4 maggio 2016
L’Amaca,
Michele Serra
PUBBLICARE WOODY

Davvero non si riesce a credere che Woody Allen non trovi un editore americano disposto a pubblicare la sua autobiografia, perché porta lo stigma della scorrettezza sessuale. Analogo iter di castrazione professionale grava, in America, su attori e artisti coinvolti a vario titolo in vicende di molestie, come se non bastassero tribunali e processi per dare soddisfazione alle vittime e sancire le pene. Come se per editori e produttori valesse una norma implicita di pavidità e conformismo (due tra i vizi più nefasti per la cultura) che porta alla censura preventiva come supplemento di pena per artisti caduti in disgrazia. Se un truffatore o uno scassinatore scrivessero, magari in carcere, un grande romanzo o un libro di poesie, verrebbe in mente a qualcuno di vietarne la pubblicazione a causa della fedina penale dell’autore?
Sulla scia della legittima campagna di denuncia detta #MeToo galleggia dunque il cadavere della libertà artistica, e questo è un problema enorme, prima di tutto, per #MeToo stessa. Se la causa dell’inviolabilità sessuale genera puritanesimo, vergogna, repressione, vuol dire che l’obiettivo è stato equivocato. Un conto è denunciare il ricatto sessuale come forma di potere e di prevaricazione, come inaccettabile vaglio maschile sul lavoro e sul talento delle donne. Altra cosa è la cappa di moralismo che pretende di rimettere le mutande a un’epoca che se le è sfilate da tempo, e non sempre per nuocere.
Quanta letteratura e quanto cinema andrebbero distrutti per “punire” autori depravati o semplicemente censurabili nei loro comportamenti privati?



Lascia un commento